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KLEIST

KLEIST

«Kleist sa dove andrà a finire.
Lo sa fin da principio: nell’abisso.
Soltanto non sa sempre se fugge dinanzi all’abisso
o se si protende ardente verso di esso. […]
Sa sempre che l’abisso esiste,
ma non sa se sia dinanzi a lui o dietro,
se sia vita o sia morte.
L’abisso di Kleist è dentro a lui,
perciò egli non gli può sfuggire».


Stefan Zweig
Traduzione di Aldo Oberdorfer
Prefazione di Antonio Gargano
Formato:Formato 130 x 210
Pagine 121
978-88-7937-712-6
€ 9,00


Il volume di Stefan Zweig La lotta col dèmone. Hölderlin, Kleist e Nietzsche, tradotto dal tedesco da Aldo Oberdorfer, è stato pubblicato per la prima volta nel 1933 dalla Sperling & Kupfer, con un’unica introduzione dell’autore, come II volume della serie I costruttori del mondo. Tentativo di una tipologia dello spirito.
In questa edizione Tullio Pironti pubblica singolarmente le biografie dei tre autori tedeschi, riproponendo la stessa introduzione di Stefan Zweig in ciascun volume.

«La mattina del 21 novembre del 1811 sulle rive del Wannsee, il lago poco distante da Berlino, riecheggiano due colpi di pistola. Heinrich von Kleist, il grande poeta e drammaturgo, si è suicidato a trentaquattro anni, ma il suicidio è duplice: Kleist ha avuto compagna in questo suo ultimo atto Henriette Vogel, una donna sensibile e intelligente, che accetta di condividere il suo destino. […]
Quando stendeva la sua brillante biografia su Kleist, Zweig non immaginava quale tragica analogia avrebbe presentato la fine della propria esistenza con quella del suo eroe posseduto dal dèmone…».
(dalla Prefazione di Antonio Gargano)

Trascurato dalla società civile oltre che letteraria del suo tempo, a metà del XX secolo la penna poetica e appassionata di Heinrich von Kleist incrocia lo sguardo indagatore di Stefan Zweig, profondo conoscitore dell’animo umano.
Quello che ne viene fuori è la biografia avvincente di un uomo sempre in fuga, sempre a un passo dal baratro, costretto dalla vita e dagli eventi a farsi combattente per sopravvivere a se stesso.
Seguendo un proposito dopo l’altro, un dramma dopo l’altro, Zweig accompagna il lettore alla scoperta di quello che fu il più grande poeta tragico tedesco del suo tempo, di gran lunga il drammaturgo più importante nel movimento romantico in Germania del nord, che tuttavia i contemporanei – finanche la sua stessa famiglia – trovarono infine più semplice ignorare.
La sua tragedia inquieta non potrà che compiersi nel magnifico finale, quando finalmente tutto tace, tutto è in armonia.
A noi resta l’eredità: scorgere Zweig nel giovane Kleist?
 

Stefan Zweig è stato uno degli scrittori più popolari del Novecento.
Biografo, drammaturgo, saggista, traduttore e giornalista, nacque a Vienna nel 1881 da una famiglia ebraica.
Nel 1933 le sue opere furono bruciate dai nazisti. Nel 1934 lasciò l’Austria, stabilendosi prima in Inghilterra, a Londra, quindi negli Stati Uniti, a New York, infine in Brasile, a Petrópolis. Qui l’inquietudine e la prostrazione umana e intellettuale lo spinsero al suicidio, il 22 febbraio 1942, insieme con la seconda moglie, Lotte Altmann.
Questa versione dei fatti è stata messa in dubbio dallo scrittore brasiliano Deonísio da Silva che, nel suo romanzo Stefan Zweig deve morire (Tullio Pironti Editore, 2013), ipotizza che possa essersi trattato di omicidio.

Aldo Oberdorfer (1885-1941) è stato uno scrittore e traduttore.
Ha curato l’Antologia di prosa e poesie tedesche d’autori moderni (1750-1850) (Remo Sandron, 1925) e pubblicato le biografie Giuseppe Verdi (Mondadori, 1949), Il re folle. Luigi II di Baviera (1845-1886) (Mondadori, 1935; 1973) e Riccardo Wagner (Mondadori, 1933; 1960).
Numerose le sue traduzioni per Mondadori e Rizzoli.

 


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