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MANSO, LEMOS, CERVANTES LETTERATURA, ARTI E SCIENZA NELLA NAPOLI DEL PRIMO SEICENTO

MANSO, LEMOS, CERVANTES LETTERATURA, ARTI E SCIENZA NELLA NAPOLI DEL PRIMO SEICENTO

A cura di Roberto Mondola

Contributi di:

Pierre Civil, José Manuel Cruz Valdovinos, Loredana Gazzara, Maria Gabriella Mansi, Roberto Mondola, José Montero Reguera, Pietro Giulio Riga, Manuela Sáez González, Encarnación Sánchez García


AA.VV.
Formato:170 x 240
Pagine: 206
978-88-7937-756-0
€ 35,00


Gli anni del viceregno di Pedro Fernández de Castro, VII conte di Lemos, rappresentano uno dei momenti di maggior splendore artistico e letterario della Napoli spagnola. Dal 1610 al 1616 si dispiega l’azione di governo, caratterizzata da una politica di forte dirigismo culturale del Viceré, in una città plurilingue in cui vivono e compongono alcune delle loro più celebri opere intellettuali come i fratelli Argensola, Villamediana, Della Porta, e, ovviamente, Giovan Battista Manso, fondatore, nel maggio del 1611, di quel grande sodalizio culturale che fu l’Accademia degli Oziosi.
Dedicatario delle principali opere del Cervantes maturo (le Novelas ejemplares nel 1613, la Seconda Parte del Chisciotte nel 1615, il volume Ocho comedias y ocho entremeses nel 1615 e il postumo Persiles nel 1617) e di testi di autori napoletani tra cui spicca Giovan Battista Della Porta, il VII conte di Lemos è, assieme a sua moglie Catalina de la Cerda y Sandoval, illustre mecenate, nonché fulcro di un poderoso circolo attorno al quale gravita l’attività culturale e letteraria napoletana, marcata dalla riforma universitaria e dalla costituzione di una imponente biblioteca pubblica che il Viceré volle lasciare in eredità alla città. Nato dall’intento di celebrare il legame tra la Spagna e Napoli in occasione del IV centenario della morte di Cervantes, il volume presenta saggi di ambiti diversi: alcuni sono eruditi commenti di passaggi testuali del romanzo di Cervantes, altri sono incentrati sul rapporto che il grande scrittore ebbe con Napoli e con colui che ne fu viceré negli anni che vanno dal 1610 al 1616; altri ancora affrontano momenti essenziali della parabola mecenatesca di Pedro Fernández de Castro, gettando nuova luce sulle correnti ideologiche, le teorie filosofico-scientifiche e gli orientamenti letterari che animarono la Napoli delle prime decadi del Seicento: una straordinaria stagione politica e culturale, in cui la città partenopea assurse a grande capitale italiana ed europea.

 

Roberto Mondola insegna Lingua Spagnola presso l’Università “L’Orientale” di Napoli.
Autore di numerosi studi sulla lingua e la letteratura spagnola nel Siglo de Oro, si è occupato con
particolare attenzione della ricezione di Dante nel Rinascimento spagnolo, di traduzioni spagnole
della Divina Commedia e di opere in castigliano pubblicate nella Napoli spagnola (1503-1707).


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