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Curarsi con il cinema

Curarsi con il cinema

La psicoterapia immaginativa

«Lo spettacolo: ecco la trappola in cui prenderò la coscienza del re». SHAKESPEARE, Amleto

  Se la parola è «la rappresentazione raggelata dell’immagine» (Nietzsche), non può esservi psicoterapia che si affidi
  unicamente alla parola.
  Dobbiamo servirci del cinema.


Paolino Cantalupo
Prefazione di Valerio Caprara

Formato:15x22
Pagg.122
88-7937-426-5
€ 15,00


Con il corredo di cinquantadue memorabili immagini a colori di famosi film, commentate da brevi folgoranti note, il libro spiega in che maniera è possibile utilizzare il cinema nella cura delle sofferenze psichiche e delinea una psicoterapia immaginativa che, facendo leva sull’erotismo e sulla seduzione, scardina l’identità e il tempo immobile dell’essere.

Per l’autore, infatti, il disturbo mentale non è la perdita dell’identità (o la sua scissione), ma l’eccesso di identità: una forma stagnante e rigida dell’essere, che, senza aperture, non comunica più con il mondo e si predispone al delirio.
La psicoterapia immaginativa mira a riaprire ciò che è chiuso, far respirare ciò che soffoca, rimettere finalmente in moto il desiderio.

Paolino Cantalupo psichiatra e scrittore, ha svolto le funzioni di primario di psichiatria pressi l'Asl Napoli4; è attualmente responsabile di un Centro Diurno di Riabilitazione e Prevenzione Psichiatrica presso l'Asl Napoli 1.
E' autore di numerosi lavori scientifici nati dalla collaborazione con gli Istituti di Igiene Mentale, Patologia Generale, Ostetricia e Ginecologia, della Prima Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Napoli e pubblicati su riviste di medicina e psichiatria quali: " L'ospedale psichiatrico ", "Spazio medico", "Rassegna Internazionale di clinica e terapia".
Esperto di cinema e di atre, collabora al periodico di critica d'arte "Wazoo", supplemento a "Stampa alternativa" e alla rivista di critica e di sociologia dell'arte e dalla letteratura "Labirinti del fantastico".
Tra i suoi lavori ricordiamo il successo editoriale de L’io mancante (Firenze, Loggia de’ Lanzi, 1997) scritto con Aldo Carotenuto, Aldo Masullo e Sergio Piro.


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